.
Annunci online

mamotati
blog pubblico a uso privato



La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo...




diari di viaggio
21 settembre 2010
L'aquila a settembre 2010
Sono stato all'Aquila per il meeting nazionale ANPAS. Sono un soccorritore. Non sono potuto andare all'aquila durante il terremoto, per tanti motivi. Però sono andato ora, con la mia bella divisina arancione da soccorritore e la faccia stanca di una settimana intensa. Abbiamo montato la nostra tenda, con i nostri mezzi da soccorso e abbiamo girato i posti colpiti dal terremoto abruzzese.
Certe cose sono uno spartiacque del tempo per molte persone. In abruzzo, all'Aquila, lo vedi che la vita è cambiata. Lo vedi dalla parrucchiera che ora ha un negozio grande come un vagone da metropolitana, in legno, con dentro i vari rubinetti e phon da parrucchiera. Dalla signora che da un alimentari al centro di Assergi, ora vende souvenir... dall'amica che ha una casa che ora è inagibile perché la parte alta della casa stessa se ne viene giù e ne esce con la faccia di chi ha il magone per i ricordi della vita in quel paesottone.
Bene, io non andavo da tanto in Abruzzo e l'ho rivisto dopo oltre un anno. A volte, interi piani di palazzi sono letteralmente a giorno, in quanto le pareti non ci sono più. Per tutto il piano. Poi i piani sopra e sotto sì. Ci sono le puntellature, le centinature. Se si va nel bar dei fratelli Mursia, si vede un cartello che recita "chiusura il 06/04/2009, apertura?!!?...." E scritto con un colore diverso la data dell'otto settembre...
un bar che ha le crepe sui muri, ma che è operativo e lavora, come se avessero ricominciato da dove hanno lasciato.
Io ero lì con la mia divisa da volontario, rosso soccorritore, non particolarmente bella, preferisco quella gialla, meno sobria...però ero parte di un qualcosa. Lì le persone mi conoscevano perché conoscevano cosa ha fatto l'Anpas, piuttosto che la protezione civile, piuttosto che chiunque altro portasse quelle divise e li abbia aiutati. Le persone hanno agglomerato i ricordi con dentro quelle divise, ricordi che sono ancora freschi, vividi. E che non passeranno mai. Ed è stato bello sentirsi parte di un qualcosa.
DIARI
2 settembre 2010
cambiare il centro
Bisogna cambiare il centro delle cose, affinché esse possano avere una svolta.

Per questo si valuta... tutto, anche di ricominciare, e di spostare dunque l'attenzione!

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. centro cose spostare ricominciare

permalink | inviato da mamotati il 2/9/2010 alle 10:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LAVORO
31 luglio 2009
tempo
Si modificano le cose, comunque il tempo sta passando. Dentro di me si è rafforzata l'idea della mia ricerca, si è rafforzata l'idea che le cose devo cambiarle io. Quando lo fanno gli altri, non sempre è funzionale al mio bene!



permalink | inviato da mamotati il 31/7/2009 alle 0:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
LAVORO
18 luglio 2009
punti di svolta
La ricerca continua. Non si pensi che il fatto che non sto scrivendo dipenda dal fatto che non sto continuando nella mia ricerca. È che ci sono passaggi necessari nella propria ricerca. Delle fasi più dure, necessarie per poter arrivare alla meta.
In realtà, però, la meta non è la vera meta. Mi spiego meglio...
Qualsiasi passaggio fondamentale della nostra vita, almeno nella mia vita, è più facile vederlo come un punto di svolta (cito un mio amico di vecchia data), cioè un momento in cui c'è un nuovo inizio. Forse, in effetti, la ricerca della felicità riguarda proprio il nuovo inizio!
In effetti, la ricerca della mia felicità, dipende dal fatto che voglio un futuro che sia completamente diverso da quello che il mio presente porta a pensare. La felicità, trovare la felicità, è l'allineamento di un futuro a dei miei desideri, ma questi desideri riguardano nuovi punti di inizio, la possibilità di nuovi percorsi, non riguardano un arrivo.
Il fatto di voler scegliere delle attività nella nostra vita in cui crediamo, in cui possiamo promuovere noi stessi e salire a livelli diversi non è scontato (mi viene in mente Il Gabbiano Jonathan Livingstone, di R. Bach, ma anche altra bibliografia da una visione in tal senso della vita). Riguarda infatti la propria ambizione, ha a che fare con la propria volontà di crescita personale, prima di quella professionale, quindi non è scontato. È vero, infatti, che spesso le persone si accontentano di quello che hanno, perché qualsiasi svolta verso l'ignoto, un ignoto qualsiasi, spesso, fa paura e spesso non la prendiamo neanche in considerazione: non ci pensiamo o non abbiamo conoscenza del fatto che esista quella possibilità.
Dunque, per affrontare la propria vita è consigliabile avere non tanto i titoli, ma la curiosità e l'intelligenza necessarie a cogliere le situazioni. Questo permette di vedere una maggior quantità di punti di svolta con cui modificare lo status quo della nostra vita.     
LAVORO
9 luglio 2009
l'apprendimento e la conoscenza
Il discorso qui si fa complesso.
Se abbiamo dei sogni da realizzare, probabilmente abbiamo un percorso da fare per poterli realizzare. In alcuni casi, questo percorso consiste in un lavoro lungo di acquisizione delle conoscenze. Che sia lo studio per passare un esame, un apprendimento di un lavoro nuovo, comunque si parla di acquisire conoscenze. Questa acquisizione, questo apprendimento, spesso costano fatica. Questa fatica è quello che il più delle volte può portare a mollare il colpo, a dire che non ce la facciamo, che non ne vale la pena. A mollare in genere.
Il problema è l'obiettivo, in realtà, non il percorso. Se l'obiettivo è forte, il percorso da fare sarà duro, di certo, ma possibile da fare, proprio perché si ha di fronte un obiettivo.
Un sogno, in ambito lavorativo, è la visione che abbiamo di noi stessi. Il modo in cui ci vediamo, il modo in cui vogliamo diventare. Per questo facciamo un dato percorso.
C'è chi questo modo lo trova da subito. Conosco gente che in piena infanzia sapeva che sarebbe diventata quello che poi è diventata. Altrettanto spesso, però, succede che ci si arriva da grandi, magari a trentuno anni. E allora si ha una visione di sé che è il punto di arrivo, il resto è il percorso per poterci arrivare. Un percorso che costa fatica, che costa tempo utilizzato per fare qualcosa di noioso, magari, ma che può portare alla felicità di cui questo blog parla tanto.
Se si ha il punto di arrivo, il percorso di apprendimento e conoscenza che facciamo per arrivare a quel punto di arrivo, per quanto duro, faticoso, pesante, sarà ripagato dalla riuscita del nostro obiettivo.
LAVORO
7 luglio 2009
il dubbio e la scelta
A un certo punto capita. In realtà capita in più punti. Ci si trova nella condizione di dover scegliere. Quindi si è in dubbio.
Il dubbio di per sé non è un male. Non necessariamente è un momento negativo. Di certo implica una riflessione, implica prendere in considerazione il bene e il male di ogni opzione. Sì, perché quando siamo in dubbio, in realtà, è perché siamo di fronte a una scelta. Vedete da voi la definizione di Wikipedia, vel'ho linkata (dio benedica le libere enciclopedie!). In realtà la scelta è la definizione di preferenza tra più opzioni, almeno due. Il casino è prendere in considerazione il bene e il male, i pro e i contro di ogni opzione. Di ogni possibilità. E finché sono due, tanto tanto. Quando diventano tre, quattro, cinque, bel casino!
Io sto facendo la mia scelta, mettendo in mano a me il mio futuro, in mano a me il mio destino, in mano a una serie di fattori il tutto. Io so che ci sono condizioni perché le cose vadano a buon fine, condizioni che io per primo mi trovo a dover rispettare. Io so che questo momento, questa scelta sta per cambiare la mia storia, che in questo momento, per ciò che mi riguarda, corrisponde alla storia dell'universo.
Perché in questo momento, il mio universo è ancora alla ricerca della felicità.
LAVORO
2 luglio 2009
felicità e possibilità
Si cerca la felicità pensando sempre che questa debba durare. La dico meglio: si cerca la felicità in modo che questa sia durevole.
Si cerca la felicità pensando che possa essere poi "l'arrivo". Il momento in cui ti fermi perché sei arrivato! No, non è così.
A volte la felicità significa un nuovo inizio, significa la possibilità di iniziare a costruire. Faccio un esempio non troppo lontano: l'inizio di una storia d'amore. Quando inizia una storia d'amore si è felici, però è l'inizio di qualcosa, la volontà di costruire che la fa da padrone. Poi si può stare a chiacchierare su come costruire una storia d'amore, ma comunque è l'inizio, cioè qualcosa da costruire. E questo vale per tutte le esperienze nuove, è la quantità di possibilità che ci vediamo dentro che ci rendono felici. Queste possibilità diventano realtà quando organizziamo la nostra mente e la nostra testa in tal senso.
A volte, le possibilità diventano realtà semplicemente perché si impara un lavoro nuovo. Si impara a fare qualcosa di nuovo e si trova un nuovo quid su cui impegnarsi, una nuova modalità per realizzare le possibilità. Questo significa darsi una nuova organizzazione mentale, a volte, o modificare quella che si ha già. Per questo è importante avere bene chiaro quale è il punto di arrivo di quella data trasformazione della vita, che sia l'amore, il lavoro o qualsiasi altra trasformazione.
È chiaro, si va incontro a una serie di altre possibilità, positive o negative che siano. Si va incontro anche alla possibilità di rimanere delusi! Però va messa in conto. I manuali di economia, quelli con le copertine serie e rigide, lo chiamano rischio di impresa. È in fondo un'impresa qualsiasi cosa si imprenda, sia anche un nuovo lavoro o una storia d'amore. Il paragone forse mi potrà far sembrare cinico e cattivo, ma si tenga conto che era solo un esempio. Magari un po' forte, ma un esempio.
Ci sarà modo, su questa rubrica, di raccontare per bene la mia storia degli ultimi 4 anni, ma lo farò quando mi sarà possibile e al passato.     
cercare lavoro
25 giugno 2009
speranza pazienza attenzione
Questa fase della mia vita si può chiamare Speranza. Perché inizio a vedere la fine del tunnel. Inizio a vedere la possibilità della felicità.
La speranza che le cose si risolvano in fretta, la speranza che le cose prendano in fretta una piega positiva. Però a questa speranza si deve associare altro.
La pazienza. La capacità di aspettare mantenendo le antenne dritte, pronto a captare i segnali, senza mai abbassare il livello dell'attenzione. La pazienza, ma quella pazienza vigile di chi sa che le cose comunque possono sempre variare.
Inoltre bisogna credere. Credere il giusto, ma credere, mettersi nella condizione di poter realizzare quello che si va a realizzare. Mettersi nella condizione mentale di ricominciare. L'attenzione di cui sopra serve anche a questo.
Inoltre serve la capacità di vedersi in un certo modo. Non so quale parola definisca questo, non credo che la parola adatta sia lungimiranza, ma è una cosa del genere. Bisogna chiedersi se a fare una certa cosa in un certo modo ci si vede. Ci si deve saper vedere in quel ruolo.
Inoltre ci vuole consapevolezza.
Però, nonostante tutto quello di cui si vede la necessità, questa fase della mia vita, in cui devo decidere come e dove, si chiama speranza. Di qualcosa di molto vicino, in cui iniziare a credere.
Tutto questo è quello che sta accadendo.
Sono pieno di domande. Mi domando prima di tutto a cosa sto andando incontro, mi domando come ci sto andando. Mi domando, ma solo a volte, se posso farcela e a questa domanda mi rispondo di Sì.
Un Sì maiuscolo.

23 giugno 2009
fame
Una delle cose che fa andare avanti un uomo è la fame. La fame può essere generata dalla stasi. Io ho fame.
Ho fame di iniziare un nuovo percorso, una nuova crescita, di iniziare da un nuovo inizio.
Di vedere una prospettiva, di vedere una possibilità e di togliermi da davanti gli occhi quella sensazione di buio che ho.
Ho fame, ho voglia di capire io se valgo, quanto valgo e quanto posso essere valutato.
Ho fame, voglio vedere che succede se rischio, perché questo rischio fa parte della ricerca della felicità di cui stiamo parlando.
La ricerca della felicità passa dalla fame. La felicità è essere sazi. Se uno non ha fame, non può trovare la felicità, a prescindere dal fatto che sia felice. Fame può essere semplicemente "non accontentarsi". Non solo mangiare, ma mangiare nel ristorante migliore che la vita può offrirci. Mangiare i nostri sogni portati da noi stessi in tavola, pronti e cucinati. Realizzati, per capirsi.
Ho fame e non ho paura, perché non c'è niente di cui aver veramente paura. Ogni novità ora la sentirei come un'occasione.
Anche la scrittura, che è quasi una novità, è un'occasione.
La fame mi permette di vedere se c'è la possibilità di una via di fuga, di una uscita da questa stasi. La stasi genera fame. Io ho fame perché sono in stasi. Io non posso fallire ora semplicemente perché ho fame.
Un mio professore, parlando di una crisi economica disse che ci sono due modi per uscire da una crisi. La corda e il rampino, oppure la vanga.
Ora sono stufo di scavare, alla terra si è sostituita la merda e non mi piace. Se devo spalare merda, che almeno la buca sia mia. Per cui mettiamoci a costruire il rampino!
sentimenti
21 giugno 2009
la stasi
Questa prima fase della mia vita si può chiamare stasi.
Niente di negativo nelle stasi, non necessariamente, però pesano. Se si ha più di venticinque anni e meno di trentacinque, le stasi, pesano. Ci sono periodi in cui le stasi sono necessarie, perché le cose si muovono per conto loro e non sempre bene. A volte serve, semplicemente alla nostra anima, stare fermi a guardare, ma quando questo momento passa, quando non serve più, allora camminare diventa la conditio sine qua non per vivere.
Per questo a un certo punto si inizia a voler camminare, a voler uscire dalla stasi. E si inizia con una domenica di giugno più piovosa del normale, più piovosa del dovuto, con un po' di mal di testa di chi si è svegliato per la pioggia e con l'aria fresca dalla finestra. Si inizia così a raccontare.
Dunque, l'inizio del racconto è questo, e inizia col racconto di una stasi. Più o meno tutti i giorni a fare lo stesso porco lavoro, senza possibilità di crescita da troppo tempo, la volontà ora di riscattarsi e di fare un altro lavoro, in condizioni sicure, in condizioni tranquille, ma un lavoro su cui ri-puntare me stesso. E l'idea che tutto questo serva poi a realizzare il proprio sogno. Il mio in particolare è quello di far fare arte ad altri, di creare eventi e di ingrandire la scuola di musica. Ma anche quello di fare un lavoro vero, un lavoro che porta reddito e che possa rendere felice me e coloro che con me hanno a che fare.
La ricerca del lavoro è una delle cose che ha a che fare con la ricerca della felicità. Ma solo una. La più grande, magari, ma solo una.
20 giugno 2009
riinizio e ricerca
Si ricomincia. Questo blog ricomincia a esistere.
Un anno fa, il 19 giugno scorso, raccontavo di una sospensione di questo blog. Ora,questo periodo di sospensione, credo si possa interrompere. 
È passato un anno, milioni di litri di acqua sotto i ponti e la vita sembra, per tanti motivi, ricominciato a girare. Sono successe tante cose. Tante. Non sto qui a enumerarle, non posso nemmeno escludere che il discorso degli accadimenti futuri non esca da queste pagine. Ora però la mia testa ha ricominciato a scriversi sotto, quindi è il caso di trovare uno spazio per scrivere.
Sarebbe forse più giusto, come fanno in molti, non usare il blog per le private sensazioni, bensì per fare informazione. Per le private sensazioni ci sono altri spazi (con cui comunque questo blog comunica). Però non è che la cosa mi preoccupi. Non chiedo di essere letto. Chiedo di poter scrivere, più a me stesso, forse. Solo che se mi iniziassi a rispondere, sarei schizofrenico, quindi se lo facessero altri non sarebbe proprio male male male...
SI ricomincia, e questo re-inizio sarà, credo, dedicato in buona parte alla Ricerca della Felicità, tanto per fare citazioni. Perché capita che uno a un certo punto capisce che non può morire per non rischiare. Che non può rimanere fermo perché si caga in mano. E che comunque se ne esce quasi sempre vivi.
Questo Blog dunque ricomincia. Da qui.
DIARI
19 giugno 2008
sospensione?
Arrivano dei momenti strani.
Questo è uno di quelli.
La mia vita ha preso, nel giro di un mese circa, pieghe inaspettate due mesi fa.
Questo articolo è quanto di più inaspettato per me, di più temuto sotto certi aspetti.
Questo blog, questa finestra di mondo, forse, deve interrompersi. Non perché non sia valida, ma non è la finestra che mi serve ora, proprio perché la mia vita ha preso una piega diversa da quella attesa. Ci sta l'arte di mezzo, la fonica, la mia volontà di fare altro nella vita. Ci sta di mezzo che se un blog è una finestra, in questo momento, questa finestra, non riesco a seguirla come vorrei e ad aggiornarla. Ci sono persone magiche, qui, ma non legate ai miei ambienti e alle mie necessità e peculiarità.
Semplicemente questo blog ha una storia che mal si concilia, nella mia testa, con quello che sto per mettermi a fare, e che vorrei diventasse il mio lavoro di sempre. Parte come blog politico, con l'ispirazione di alzataconpugno che è stata mia docente universitaria e che mi ha fatto conoscere il mondo del blog in se.
All'epoca ero quasi un pioniere. Oggi un blog lo hanno praticamente tutti. E il mio blog, che parlava di politica, con occhi diversi da oggi, ora non ne parla più. A volte parla di me. A volte di notiziuole. Ma è sceso di livello, soprattutto in quanto osservo cose diverse (e forse sono più intimista). Non lo chiudo del tutto. No, lo lascio qui, redazione cannocchialesca permettendo. Le immagini, le parole, gli articoli, i pensieri...
qualche soddisfazione su questa porzione di web me la sono presa. Il riformista, una volta, mi ha anche pubblicato. Oh, niente di che, quarta pagina di quattro...però!
Io non sono un giornalista, sono uno che lavora coi suoni e il cannocchiale serve a osservare, non suona. Lo dice il nome stesso.
Rimarrò in contatto coi blogger che ho conosciuto qui e che vorranno, le mie pagine rimarranno on line, per quello che possono valere, spero che anche le persone vorranno rimanere on line perché valgono tanto.
Ringrazio coloro che mi leggono.
Ciao.     



permalink | inviato da mamotati il 19/6/2008 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
5 giugno 2008
quasi trenta...e una vocazione
A volte capitano delle cose nella vita che uno deve lasciar decantare. E poi non lo fa. E allora la vita cambia. Uno si fa delle esperienze da cui trae delle convinzioni. Poi ad un certo punto succedono delle cose che ti mettono il pepe al sedere e devi decidere in fretta un sacco di cose...Devi decidere di un lavoro, anzi di due (lasciarne uno e prenderne un altro), devi decidere di un futuro, quello della persona che inevitabilmente è la più importante (te stesso), devi decidere quanto farti condizionare dalle cose che le persone ti hanno sempre detto. Allora arrivano le botte, le botte serie, quelle sullo stomaco che ti fanno stare male e ti fanno urlare forte, avere voglia di bere e fare a pugni. Poi quando stai così male e ti rendi conto che c'è sempre chi, comunque, in ogni situazione, ti sta dietro, ti rendi conto che puoi essere chi sei punto e basta. E questo, forse, è ancora più sconvolgente.
Allora arrivi a trent'anni, quando è finita l'epoca dei venti, del sei un uomo ormai ma non del tutto, delle pippe mentali dei ventenni sui grandi sistemi del mondo (ora ci si fa quelle da trentenne, sui grandi sistemi della propria capoccia, per lo più). Ti guardi intorno e vedi fuori un bel mondo attivo e pieno di cose da fare, però con la tua indole e le tue capacità reali.
Mi hanno sempre detto che potrei essere un buon venditore. Forse, ma non lo sono, non quel tipo di venditore, non quel tipo di persona che prepara un cliente, gli rompe le balle, se lo coccola fino a fare il contratto minimo per una provvigione plausibile. Sono troppo artista per fare 'ste cose. E quindi capisco la cosa, ho un lavoro-marchetta che mi serve a sbarcare il lunario, a pagare le rate della macchina e a non crollare se faccio acquisti matti, ho un sacco di amici artisti veri (io sono un artista per vocazione, loro ci mangiano e sono bravi), ho un sacco di idee e di capacità.
Per cui rimettiamoci in gioco.
Ah, forse ...continua... su myspace.
20 maggio 2008
occasioni
La nostra vita cambia, a volte, e spesso.
Mi trovo a trent'anni, arrivato dopo tre anni di lavoro a uno stop di carriera dovuto spesso all'incapacità di chi gestisce. E c'è chi mi dice di ricominciare da capo, da un'altra parte, con un lavoro nuovo, che può fornirmi comunque delle occasioni. Questo mischiato a vari casini sparsi, è fico!
E' un'occasione. Ma anche un salto nel buio.
Sono interessanti i salti nel buio, più si va avanti e più è buio. Per questo è interessante. La curiosità su come andrà a finire, ma soprattutto la capacità di vedersi in un modo più o meno preciso da qui a cinque, tre, otto, sei anni...
Sono Galvanizzato. E voglio vedere che accadrà.     
12 maggio 2008
il percorso
Mentre Fazio si scusa in TV per la storiella, a mio avviso sopravvalutata, delle offese di Travaglio, io rifletto.
Mi capita a volte, non tanto spesso, ma a volte mi capita di concentrare riflessioni con maggiore intensità. Qualcuno che sto imparando a leggere e stimare, mi ha un po' bacchettato per il lungo periodo trascorso senza scrivere. Anche se c'è da dire che non credo che la non scrittura sia necessariamente un'inattività.
Ma non è questo il punto.
Sto leggendo. Scrivendo, anche se non necessariamente qui. Sto anche osservando molto il mondo.
Sto ripensando alla mia storia personale, alle mie storie sentimentali, alla mia carriera, ecc. E penso che la vita è un insieme di percorsi, segnati da un filo che si srotola a seconda di come noi lo spingiamo e a seconda di come i venti lo tirano. Questo filo a volte scorre parallelo ad altri fili, altre volte li incrocia, altre volte ancora ci si allontana.
E questo fa parte della vita, genera esperienza. Ognuno di noi compie degli atti, anche semplici, quotidiani, che lasciano comunque una traccia, un segno. Ognuna di queste tracce è esperienza nel senso lato del termine.
Di questi tempi, quello che fa la differenza tra le persone è la quantità di conoscenze acquisite. In molti casi, questa quantità viene codificata in base ai titoli di studio che le persone stesse hanno. In un'altra parte dei casi si parla di una esperienza sul campo (per esempio professionale). In altri casi ancora si fa la differenza per l'età. Al punto che in Italia, l'età permette di votare per una o due camere...come se chi vota per il parlamento poi non dovesse essere in grado di votare per il senato per i tre anni che dura sta limitazione!
In effetti però non esiste un parametro reale per codificare la quantità e la qualità delle esperienze. E soprattutto è complicato capire non tanto l'esperienza in se', ma il come questa ha influito sulla persona. Conosco tanta gente che ha fatto il militare, ma nessuno che abbia fatto la stessa cosa di un altro, nessuno che abbia lo stesso tipo di ricordo che ha un altro dello stesso evento: fare il militare.
Quindi, l'insieme delle esperienze genera un percorso, che in quanto tale potrebbe anche essere finito. Si tratta di stabilire se questo percorso sia quello di un'unica grande strada lunga dalla nostra nascita alla nostra morte, o un'insieme di strade concatenate, magari da un'insieme di bivi e deviazioni offerte dai lavori in corso e dalle scelte che ci capitano.
Il problema in questo caso, sarebbe quello di generare un business sui navigatori satellitari per la vita.
In realtà, sento l'esigenza di codificare un percorso, di dare forma a un concetto, di dargli un confine. Probabilmente lo farò dal punto di vista intellettuale, anche se non so ancora bene come. Scrivendo un romanzo? Forse, ed è già in "compilazione" qualcosa. Ma in questa fase, la cosa interessante, è acquisire informazioni...
Che anche l'informazione sia percorso?

6 maggio 2008
ipotesi. E cambio.
Un mese. E' passato anche di più da quando ho scritto l'ultima volta su questo blog. E nel frattempo sono successe delle cose.
Sul piano nazionale, è cambiato il governo. Sia italiano, sia della mia città. Avrei voluto trovare parole per analizzare, per provare a spiegare la sconfitta della sinistra, che è stata palese. Ma non ci sono. C'è solo la gente che è scontenta e un'informazione che in effetti è stata disinformazione.
Come al solito, nessuno ha votato i vincitori e siamo tutti vinti. La maggior parte delle persone però trasmette un dato molto forte: non è cambiato nulla rispetto a prima! E di la una puntata di Ballarò urla le solite cose, con i vari vegliardi politicanti che si dicono "sei più bravo te? No. Però vedi, io ho fatto così..." ecc.
E quindi ho pensato, per un po' di giorni, alle possibilità, ai motivi per cui le cose cambiano ma senza cambiare sul serio. Ho trovato poche risposte, e quelle poche le ho trovate nella necessità di riscoprire non tanto dei valori, il che suonerebbe anche vagamente retorico, ma la capacità di osservare le cose. Di riprendere "il vecchio" per capire il nuovo.
In effetti, la politica come la conosciamo noi è lontana dal "sistema paese", è lontana dalla gente. Chiunque parli in televisione dei lavoratori ha mani che non hanno mai sistemato nulla su uno scaffale, digitato numeri su una cassa, ecc.
E' passato il primo maggio. In sordina, col suo solito concerto di cui neanche si sono preoccupati, a 'sto giro, di tagliare i contenuti, perché ormai è lapalissiano che si tratta di poca retorica fatta male e basta!
Allora mi guardo intorno, mi chiedo che succede, mi dico che ci sono delle cose che non vanno e che io per primo, forse, allo stato attuale, sono zoppicante.
Cambierò la mia vita, si spera. Ma non è questo.
Bisogna ritrovare il gusto della scoperta. Forse lo devo ritrovare io, ma ho l'impressione di non essere l'unico. Il gusto di esercitare la propria mente sulle cose. Di leggere, di scrivere, di generare. Probabile che i saggi sul lavoro immateriale contribuiscano a un latente ma palese lavaggio del cervello in autonomia, ma è davvero così deprimente il panorama che mi guardo intorno!
Ho preso dei nuovi libri e ne devo finire dei vecchi. Sono per lo più dei saggi che parlano di tranci di mondo. Di Economia aziendale, di cultura, di politica. Io invece sto scrivendo (non qui) una storia, semi ispirata a qualcosa che è successo.
Quello di cui sento il bisogno, in effetti, è una riscoperta della cultura in quanto tale. Una riscoperta dell'intelletto, delle parole che non sono vuote. Anche la cultura, oggi forse arcaica, di quello che è stato scritto comunque prima della mia esistenza, la dove questo è importante. Ma soprattutto serve una valorizzazione della cultura contemporanea. Questo è quello che farà, di fatto, muovere i cervelli, ragionare, aumentare in produttività, creare benessere.
Non dico che il mondo sia degli scrittori, dei blogger o dei musicisti. Dico che queste attività sicuramente però stimolano il lavoro della capoccia, la quale se lavora fa lavorare l'uomo.
Per questo sento il bisogno barbaro di una tabula rasa culturale, o meglio, di una nuova costruzione. Di un nuovo totem. Di nuovi idoli, stimoli, parole, ricerche. Sarà la crisi dei trentanni? Esiste?
Non so. Vedremo.
11 aprile 2008
non pago di leggere
E linkate sul simboletto che dice tutto meglio di me...
Il problema è che qualsiasi cosa che renda a pagamento la circolazione di informazioni, limita la libertà di acquisizione delle stesse, dunque libertà di pensiero.
Se le informazioni, di qualsiasi tipo, le persone stesse, possono circolare liberamente e trasmettere le loro esperienze, attraverso il web, i libri, lo spostamento fisico delle persone stesse, si genera pensiero in senso lato.
Un libro è un'astrazione, come la definisce Wark. Uno scrittore non è altro che qualcuno che elabora concetti nuovi non elaborati precedentemente, li astrae e li rende appunto nuovi. Che costui scriva, costruisca, programmi o faccia qualsiasi cosa, il suo lavoro immateriale viene inscatolato in un prodotto in vendita da quella che l'autore già citato definisce la classe vettoriale, cioè chi ha in mano la direzione economica delle informazioni. Chi lucra sulle informazioni stesse.
Il fatto di fornire l'accesso a pagamento a qualsiasi fonte di informazione, che sia audiovisiva, scritta, o in qualsiasi altra forma, limita la libertà personale di acquisire nuove informazioni e di crearne di nuove ancora. Limita dunque la libertà di pensiero. Per questo, il mio blog, io, partecipiamo ideologicamente alla volontà di non far affittare i libri a pagamento dalle biblioteche.     
4 aprile 2008
la visione dell'economist...
L'economist ha rilanciato i suoi strali contro il povero Silvio Nazionale. La giornalista che ha scritto l'articolo, riconosce a Silvio Berlusconi modesti miglioramenti su alcune cose del suo governo, ma non lo reputa ancora in grado di governare il paese senza curare i propri interessi personali e quelli dei suoi amici. Consiglia quindi all'Italia di votare Walter Veltroni.
Ora, sia chiaro che è un parere, ma qualcuno si è risentito di quanto l'Economist ha detto, scrivendo che non è corretto mandare un articolo al mondo criticando un paese sovrano estero.
Non sono d'accordo.
Ma non perché criticano Berlusconi piuttosto che Veltroni, piuttosto che chi vogliono loro. Ma perché ritengo che la libertà di informazione preveda la libertà di analisi. L'articolo non dice nulla che non sia vero, e non dice nulla di offensivo. Ne lede la libertà altrui al voto. Da delle informazioni su come, un analista attento come il giornale su cui si trova, o il giornalista che ha scritto l'articolo, vede quella che si vanta di essere una potenza mondiale, uno stato importante sullo scenario internazionale.
Attenzione: non nego l'importanza di questo paese sulla storia del mondo: nego che un "vip" o una "vin" (very important nation) possa essere estranea a un attento "gossip analitico", con la differenza che, quest'ultimo, da un giudizio preciso (e quindi?) sulla situazione politica, basato su dati.
Questo credo faccia parte della possibilità dei cittadini di essere informati. La vedo come quando uno ha un problema, va' da un amico e chiede "uè, ma te che ne pensi di...".
Ok, parere non richiesto, è vero, ma l'informazione può essere (oggi più di ieri) selezionata. O no? E credo che esista una distinzione netta tra chi acquisisce e seleziona le informazioni e di chi si abbiocca di fronte alle informazioni che arrivano da sole... Quella classe sociale soggetta a quella che chiamerei, citando gente più sgamata di me, la classe "vettoriale"...ma questa è un'altra storia...          


POLITICA
3 aprile 2008
il rischio di rimandare le elezioni di un mese. A chi non piace e perchè!?
L'antefatto è questo: La Democrazia Cristiana di Pizza viene riammessa alle elezioni per aver vinto un ricorso. Questo fa sì che dovrebbero slittare le elezioni di almeno 15 gg. per poter dare a questa lista la possibilità di una adeguata campagna elettorale.
Tutti, e dico tutti, si stanno ribellando alla cosa. Perché? La motivazione per cui il viminale stesso si sta attivando per rendere, de facto, nulla questa sentenza, ufficialmente, è che le cose stanno come stanno, la corsa è ormai iniziata e non si può pensare di fermarla in corsa...Più o meno tutti son concordi con questo fatto.
Credo che invece non si voglia semplicemente allungare il brodo del dibattito elettorale. Infatti, il problema della politica in fase elettorale è la mancanza di argomenti a lungo termine. Se allunghi la campagna elettorale, dopo un po', gli argomenti rischiano di diventare ridondanti e quindi inefficaci sotto l'aspetto della comunicazione.
Questo porta delle spese in più per i partiti stessi, che devono aumentare il numero dei manifesti da affiggere e dei volantini da distribuire (se pensi a un numero x di volantini per un numero y di giorni, all'aumentare dei giorni ti impappini coi volantini). Insomma, aumentano complessivamente dei costi. Il che mi fa sorridere quando penso che parliamo di enti politici, che hanno soldi a palate da varie situazioni (non sto lì a fare il report della cosa, ci ha pensato già rai3).
Credo, pur non essendo favorevole alla lista politica di Pizza, pur essendo convinto che sia l'ennesimo stratagemma per favorire una dispersione di voti, pur non essendo perfettamente consapevole dei risvolti costituzionali (qualcuno dice che il termine di legge per fare le elezioni dallo scioglimento delle camere sono non più di 70 gg, ma non ho guardato), al di là delle norme, sia un dovere dare una possibilità a chiunque di esprimere la propria idea in maniera congrua. Anche perché non vedo una reale minaccia per la democrazia, se pure si rimandasse di un mese, di un giorno, di X tempo la tornata elettorale, se non, appunto, la non disponibilità dei partiti ad aumentare i fondi stanziati.
Oltre che il rischio reale di perdere voti in favore di un partito necessario per far perdere voti.
28 febbraio 2008
momenti
arriva un momento in cui si intuisce che le cose cambieranno. Quando la vita la riprendi in mano e inizia a scorrerti sotto le dita alla velocità che dici te. Quando ti rendi conto che se tramuti in energia positiva i dati negativi, questi ritornano positivi. Credo sia qualcosa di simile a un "karma a breve termine", tale da far migliorare le cose intorno in automatico. E allora si sistemano le cose, prendono un'ottica di totale futuribilità. L'ha sgamato pure la bancariopostina del banco posta che mi ha proposto mutui e pensioni proprio stamattina...
Allora si ricostruiscono i pezzi e questo aiuta a migliorare tutto. Non ci si adatta più...o almeno ci si adatta meno. Non si smette di sperare.
E ogni passo comincia di nuovo a risuonare.   
18 febbraio 2008
il file di gergo
Ultimamente sto rileggendo un libro e leggendone un altro, che parlano di hacker. Ho capito che in effetti l'essere hacker appartiene non ai programmatori, o ai pirati informatici, ma a ciascuno di noi coltiva una passione e fa di quella passione un modo per essere se stessi. Al di là del denaro, delle convenzioni sociali e di tutto il resto.
In effetti, se guardo al nostro tempo, alla società in cui vivo, vedo che tutto è veramente centrato intorno al concetto di reddito, denaro e sopravvivenza. Molti hacker parlano di passione, dove questa indica la voglia di fare una cosa a prescindere dal reddito che essa crea (Linux è stato programmato come software freeware e opensource).
Io non sono sicuro ancora che sia giusto non farsi pagare il frutto del proprio lavoro. Credo che in una società in cui il denaro è un mezzo, il nostro lavoro ci debba permettere di arrivare a quel mezzo. Credo però che sia giusto il fatto di diffondere l'informazione che il nostro lavoro crea sia un dovere che deve prescindere dal denaro. Al di là del mezzo, infatti, si dovrebbe agire per passione. Detto da uno che fa un lavoro commerciale, forse, non è molto comprensibile, però io stesso faccio un lavoro che amo (non in auchan, parlo degli altri) e mi piacciono al punto che queste sere mi sto addormentando con il laptop acceso a preparare database e tutto il resto.
In effetti il commercio mi diverte come un vero e proprio intrattenimento. Questo effetto me lo fa anche la musica, ma è diverso, forse limitante a causa di mancanze dovute a studio spesso non sufficiente di alcune cose...
E si parlava con una persona a me carissima di questo, si diceva che sarebbe fico creare uno spazio dove dare la possibilità di tirare fuori a costi bassi le proprie aspirazioni, creazioni, passioni. Il fatto che poi ci si dovesse lucrare è venuto fuori come risposta immediata, smontandomi...
però si parlava con un'altra persona dell'idea di una comune in cui la creazione stessa, derivante dalle passioni di ognuno creasse una situazione in cui sia possibile sopravvivere...chissà che non sia possibile realizzarla? Quante cose di mondo s'ha da vedere per poter realizzare un'idea che forse è folle, ma forse è molto più sana di tante altre cose?     

5 febbraio 2008
la risoluzione della vita
La vita può essere paragonata a tante cose. Una di queste è uno schermo. O un qualcosa che comunque ha a che vedere con la grafica.
Si, perché a volte ha una risoluzione non buona. E bisogna migliorare la risoluzione della propria vita.
Ieri è stata la giornata conclusiva di un week end pesante. Eppure ero "galvanizzato", fomentato da qualcosa, ho cominciato a sistemare la stanza, a eliminare lo stereo vecchio e rotto, a mettere quello nuovo che stava fermo da mesi. Ho deciso che baserò il mio studio di incisione su questo portatile qua, così da eliminare il vecchio catafalco che mi porta ricordi negativi e basta.
E così continuo a sistemare, a mandare email, a vivere, cercando di uscire dal virtuale. Mando avanti i miei vari lavori, mando avanti le cose cercando di migliorarle.
Così la mia scrivania è si incasinata, ma sistemabile, buttando un sacco di cose rimaste, appunto, sospese nella provvisorietà che da mesi, troppi, mi attanaglia...
Domani dovrò portare dal fotografo la macchina fotografica (sgrunt, tappo del sensore tolto nella borsa e sensore lurido!) e dovrò impostare il discorso con il grafico per il sito della scuola di musica. Devo sentire un amico che ha un progetto e sentirne un altro che ne ha 1000 da sviluppare.
Forse i miei buoni propositi prenderanno forma?     
28 gennaio 2008
passeggiata con pipa e aria fredda
Oggi ho fatto una passeggiata. Un paio d'ore, uscendo a mezzogiorno, da solo nel quartiere più periferico della grande città.
Sapore strano quello dell'aria fredda filtrato da un tabacco un po' forte, fumato in una pipa artigianale. Ho camminato e ho pensato tante cose.
Ho pensato che il lunedì mattina è triste anche perché i negozi sono chiusi. Almeno in buona parte. Ho pensato che l'aria fredda sulla faccia fa bene e che portare la barba per doverla curare è poco utile.
Ho pensato che la restaurazione di cui spesso parlo, quella della mia vita intendo, va iniziata adesso, e che la prima cosa sarà fare ordine in tante cose, a partire dal mio computer.
Ho pensato che sono eclettico e che mi piace scrivere, ma che devo anche leggere di più, dato che ultimamente la lettura l'ho un po' lasciata da parte.
Ho pensato che dovrei concretizzare tante cose che ho in mente sotto forma di scrittura. Ecco. Si scrive per concretizzare, forse.
Ho pensato al mio lavoro. Ho visualizzato, a memoria, la faccia dei miei capi, qualcuno dei quali mi fa un pena perché non ha la stima degli altri. A prescindere da stipendi e gerarchie, se non sei considerato, si, sei un capo, ma sei solo.
Ho pensato al fatto che mi piace il nero, ma non so se mi piace indossarlo. E mi piace perché mette in risalto gli altri colori. Ho pensato anche al fatto che non sono nero. O negro.
Lavorerò stasera, per tre ore. Significa avere buonissima parte della giornata per me, per rilassarmi. Domani, che è il giorno libero, lo sarà ben poco per una serie di cose che ho da fare.
A un certo punto ho avuto voglia di una doccia (che farò tra poco) per lavare via tutto. Anche i pensieri.
Tra qualche settimana avrò di nuovo una settimana di ferie (le ho dilazionate durante l'anno, così da averne poco e spesso. Come si dovrebbe mangiare poco e spesso...). Vorrei andare da qualche parte per sentire odori nuovi. Dovrei pensare a cercare un eremo, forse, o qualcosa del genere, dove scrivere, magari mano, per ammazzare il tempo allungato dalla solitudine.
E dovrei trovare altre forme di meditazione...     
21 gennaio 2008
il ritorno
7 giorni esatti di ferie.
Sette giorni sette passati al nord a riflettere su di me e sul resto del mondo. Pareggio.
Vedo che la vita si sistema a pezzi, ma forse si sistema.
E allora aspetto? No. Mi muovo. E vedo.
Sto pensando di rivalutare tutto da capo, ricominciare da ciò che ho e non andare a cercare in giro ciò che potrei avere se il mondo fosse diverso.
Potrei pensare, dire, scrivere tante cose. E' complicato però spiegare tutto in modo efficace. Quindi manco ci provo.
Il tempo scorre e ho l'impressione che questo mio anno, che rappresenta il traguardo dei 30 volerà. Per cui basta perdere tempo.
14 gennaio 2008
ferie
Finalmente le agognate ferie. Una settimana di stop lavorativo e di stop con un pò tutto. Sono da un'altra parte dell'Italia, giù al nord come diceva un comico bravo.
Tornerò Domenica.
Ho con me la macchina fotografica, due taccuini, un pò di penne e matite, un pò di idee, un computer, e mi ospita una persona che ha una gatta.
Credo di avere le condizioni per rilassarmi e riordinare un pò le idee.
10 gennaio 2008
di nuovo la pioggia
E di nuovo sembra notte. E oggi devo anche girare la città, muovermi coi mezzi, bagnarmi. Non ne ho voglia.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pioggia notte

permalink | inviato da mamotati il 10/1/2008 alle 8:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
9 gennaio 2008
facciamocene un motivo
non so disegnare.



permalink | inviato da mamotati il 9/1/2008 alle 4:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
7 gennaio 2008
l'epifania e le feste che si porta via...
E' arrivata l'epifania, che tutte le feste si porta via.
E menomale, queste festività sono state per me solo di lavoro, di pensiero, di vita vissuta in famiglia con delle cose non semplici.
Ma non voglio parlare di questo.
Voglio parlare delle persone, e di quanto queste segnino le nostre vite.
Qualche giorno fa, all'inizio di questo periodo festivo, mi è capitato che, per una serie di ragioni, mi si sono cancellati TUTTI i contatti dalle rubriche sui cellulari. E ho avuto una intuizione, mentre cercavo di ricostruire.
Sebbene avessi una rubrica cartacea da cui copiare, ho scelto deliberatamente di non rimettermi a ricostruire i numeri, per tante ragioni, prima tra tutte, la necessità di pulizia.
Avere solo i numeri che si usano, solo quelli delle persone care, o comunque solo quelli di persone con cui si è effettivamente contatto, visto che i moderni telefoni hanno migliaia di byte di memoria non è facile. Mi viene in mente una canzone che diceva cancello il numero: non mi basta la memoria per un'altra storia. Probabilmente si riferiva a un qualche amore o simili, ma in effetti le storie che si intrecciano tra le persone, qualsivoglia tipo di storie, anche solo la relactionship meno intima di tutte, è fatta da uno scambio di due codici numerici, di dieci cifre, che iniziano tutti per tre. Poi rimangono lì. Almeno a me sono rimasti lì alcuni per anni, senza che sono stati cancellati. Solo uno devo recuperarne e non so se ci riuscirò.
Questa pulizia ha fatto si che ci sia stata una...scrematura di quei contatti tramite i soliti auguri di natale. Anche degli auguri ricevuti per sms o per chiamata, qualche numero non è stato salvato. E' rimasto lì il messaggio, sms, mms che sia, ma non ho salvato il numero. Salvato... come termine rende perfettamente l'idea.
Chissà che questa pulizia pre-natalizia non sia di auspicio per il nuovo anno?...     
5 gennaio 2008
in giro
Per ragioni che non è importante spiegare mi sono trovato a girare per Roma. Due giorni fa. Una giornata freddina, nuvolosa, niente sole a spaccare le pietre, ma un pò di gente in giro. Non troppa, perchè in effetti, almeno qui, la vita non è ricominciata a pieno ritmo (e così sarà fino a Lunedì, a Befana passata).
Sarà stato il Natale in sordina, sarà stato il freddo, sarà stato che la vita non era ancora a pieno ritmo, fatto sta che ho gironzolato quanto bastava per vedere qualche faccia. Mi sono trovato in una pizzeria. Mi sono trovato a mangiare guardando una famigliola di turisti nonsodoveschi che commentavano 12 mattonelle con i simboli zodiacali disegnati. Riflessione sul fatto che il mio segno, i gemelli, spesso sono rappresentati da due fratelli, alcune volte da due sorelle, ma mai "misti"...un buffo segnale di moralità zodiacale in cui la promisquità viene evitata.
In questo periodo mi trovo a dover ricapitolare la mia vita da capo. Dall'inizio, dal nacqui che ero molto piccolo, e ad affrontare tutto a dover ri-raccontare. Mi colpisce il fatto che, raccontando, scavo nella memoria ricordi che "ignoravo", caduti in un archivio di sensazioni. Mi ha colpito il fatto, in particolare, che di molti miei amori, relazioni, probabilmente non ricordo neanche il viso. Ho goduto dell'eternità di ogni amore, fino alla sua fine, soprattutto quando questa è giunta prima dell'inizio.,
Sono abituato a tuffarmi negli amori, nel lavoro, nella vita in genere di pancia, senza stile, ma completamente, a buttarmici dentro e a provare emozioni fortissime... ma d'altro canto qualcuno migliore di me diceva che è giusto provarle le emozioni.
Che il mio problema sia una ricerca di identità?
Che il mio problema sia in realtà la ricerca non di distinguermi in un anti-conformismo (termine a cui non do nessun significato), ma semplicemente di distinguermi, di essere io, accettarmi (non nel senso boscaiolo del termine) e potermi così proporre? E' lapalissiano che per porsi con gli altri, per avere, un futuro, per entrare in società avere una identità certa aiuta. In quanti film si vedono i famosi balli delle debuttanti, utili proprio a far entrare in società (debuttare appunto) delle vent'enni che, seppure in serie, erano state preparate a questo?
Che sia questo? Che io abbia debuttato troppo presto? Che io non sia semplicemente stato pronto?
vita da impiegato
3 gennaio 2008
nuovo anno in auchan
Si ritorna al lavoro, dopo un giorno di ozio...
Ed è strano.
Ho finito l'anno 2007 nella speranza che questo 2008 sia migliore per me, per la mia famiglia...
Una delle cose che ha cambiato tanto il suo volto in quest'anno è stata il lavoro. Ho iniziato a lavorare in ipermercato più di due anni fa Feci l'apertura in un clima di fermento generale, c'erano tanti colleghi, tutti giovani, che bene o male speravano...in cose diverse ma speravano.
Io vidi il lavoro com'era e speravo in una carriera. Sono uno stacanovista io, se mi metto a fare un lavoro non lo faccio per denaro, lo faccio perchè va fatto. Forse perchè sono il figlio di famiglia, forse perchè non ho proprio la necessità impellente della pagnotta da portare a casa, però mi ci misi di tigna. Ho cambiato 5 capi reparto, 4 reparti, 2 settori.
In tutto ciò ho avuto un momento in cui sembravo destinato a grandi cose...
non è andata così. Vuoi perchè io sono crollato, vuoi perchè il capo non era un genio, vuoi perchè non c'erano le condizioni...
Ora faccio il cassiere. Nemmeno con troppo entusiasmo. Semplicemente vado, faccio il mio, cercando di non prenderla troppo sul serio e nascondo la malinconia di non vedere un futuro lì...
E facendo il cassiere guardo la gente. Per pochi ma efficaci minuti. Il tempo di una spesa sul rullo di una cassa.
Ogni persona che arriva, in quei pochi istanti, tira fuori una storia a se', mi diverto a immaginare chi sono...
qualcuno lo fa vedere, con un distintivo nel portafogli o un documento in bella vista...
qualcuno no, tira fuori il borsellino, il portafogli, mostra un bancomat, una carta di credito... e da lì provo a immaginare chi siano, dove abitano, che cosa faranno con ciò che hanno acquistato, come è fatta casa loro...
L'ho sempre avuta 'sta cosa di immaginare le persone...Di immaginare dove abitano come è fatto, che vita hanno, se hanno mogli, mariti, figli, amanti, lavori importanti o meno...
Mi fa ridere chi arriva e paga con una american express platinum... non so perchè, ma quando mi pagano con quella carta penso "ma tu la usi qui...cazzo, ma vai da tiffany!"

Oggi è stato il primo giorno di lavoro nel 2008. Non c'era gran casino. Però non sembrava un nuovo anno. Non sembrava un momento nuovo, non sembrava che le persone avessero dei propositi, delle aspettative. Probabilmente quel centro commerciale, ti spegne gli occhi. Magari anche solo il tempo che sei lì, sembra che ci sia il vuoto nelle persone... E so che non è così, ma sembra...
Un pò fa tristezza.
Presto avrò ferie. Andrò altrove, in un'altra città, al nord, a fare foto, tra le altre cose.
E poi le vedrete sul mio sito di foto.
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 191753 volte